Elementi dell’Identità latinoamericana – Ciclo di conferenze alla Pontificia Università Antonianum con gli ambasciatori presso la Santa Sede e la partecipazione di Unipace Roma (leggi articolo)

 

“Il pensiero latinoamericano” – “Lo stato di diritto tra realtà e processo ideale” – “Il lavoro, l’impiego e lo sviluppo tra identità e dignità” – “L’emigrazione e l’immigrazione nel contesto umano e conseguenze” – La cultura e i mezzi di comunicazione: frontiera del bene comune” – La Laudato si’ tra ecologia e cittadinanza della casa comune. 

Questi i titoli di sei incontri in programma tra il 22 febbraio e il 24 maggio 2018, presso la Pontificia Università Antonianum di Roma. 

Ideate e promosse dalla Facoltà di Filosofia e dalla Cattedra di Filosofia Latino Americana, le sei conferenze pubbliche sono state organizzate con l’auspicio della Pontificia Commissione per l’America Latina e il patrocinio delle Ambasciate presso la Santa Sede di: Bolivia, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Panama, nonché con il patrocinio dell’Istituto Italo-Latino Americano e della Università Francescana del Messico. Gli eventi sono stati organizzati con la partecipazione dell’Università Internazionale per la Pace – Roma.

Il secondo incontro si è svolto l’8 marzo. La Pontificia Università era rappresentata, in sede di conferenza, dal vice rettore, Fr. Agustín Hernández, e dal prof. David-Maria A. Jaeger O.F.M., prelato uditore della Rota Romana nonché docente alla Facoltà di Diritto Canonico dell’Antonianum, che hanno introdotto i relatori ospiti ed hanno offerto il contributo della loro competenza accademica sul tema “Estado de derecho, realidad, proceso ideal” (Stato di diritto, realtà, processo ideale).

Tra i relatori il Prof. Ing. Gianni Cara, presidente della Università Internazionale per la Pace – Roma.

Il Prof. Cara ha ricordato la figura di Robert Schuman, politico francese ritenuto uno dei padri fondatori dell’Unione Europea, ed ha parlato dell’importanza di “ricostruire una civiltà fondata sul Cristianesimo”, dando all’Europa “un principio di uguaglianza naturale di tutti gli uomini”. Perché l’Europa deve essere molto più di “un progetto di architettura istituzionale: significa parlare di un’idea di convivenza, di civiltà, di valori”.

Schuman sostenne il concetto politico di una convivenza basata sulla “solidarietà e sussidiarietà”, due capisaldi della dottrina sociale della Chiesa, che si combinano “nella realizzazione di un bene comune che non ‘unifica’ (nel senso di non omologa) ma ‘unisce’ promuovendo la convergenza verso il bene comune nel rispetto delle diversità”.

E a tale proposito, va sottolineato che i valori cristiani sono sopravvissuti molte volte sotto traccia nelle civiltà contemporanea, improntandone la cultura, anche laddove tale cultura sia stata trasmessa attraverso gli strumenti “laici” delle istituzioni.

Il Prof. Cara ha anche ricordato il “grido di allarme” lanciato da Papa Francesco al Parlamento Europeo durante il suo discorso del 25 novembre 2014: “Da più parti si ricava un’impressione generale di stanchezza, di invecchiamento, di un Europa nonna e non più fertile e vivace. Per cui i grandi ideali che hanno ispirato l’Europa sembrano aver perso attrattiva, in favore dei tecnicismi burocratici delle sue istituzioni”.

Il presidente dell’Università Internazionale per la Pace ha quindi concluso il suo intervento ricordando che, nel medesimo discorso, il Pontefice rivolse un esplicito incoraggiamento “a ritornare alle convinzioni dei Padri Fondatori”.